domenica 13 gennaio 2008

Quarantasei. Adamo ed Eva.

A un certo punto mi è parso anche di vederle, le due lumache, una in groppa all'altra, ma ho pensato a un'allucinazione, a una mia perversione mentale... Poi l'acquario si è popolato di una decina di lumachine, o per lo meno, credo che questi siano i sopravvissuti... minuscoli, invisibili all'inizio, ora camminano, e parlano, boccheggiano, speriamo non si incontrino, non so neanche se hanno un sesso o se possono inventarselo al momento, perché come minimo dovrebbero saltar fuori un centinaio di lumache, e allora sarei autorizzata a buttarle in padella. E comunque avevo fatto bene a pensar male.

sabato 12 gennaio 2008

Quarantacinque. Catena di montaggio.

Lo faccio solo perché non ho altra scelta, sia chiaro. Devo pagare col sangue (e non è una metafora... sul mignolo mi si è formata una vescica pustulenta che ha preso a sanguinare) le mie lacune in materia di calendario liturgico, gli anni passati lontano dalla catechesi, dagli oratori e dalle messe pasquali. Lavori forzati (non retribuiti) per la disattenzione di un momento e per la fretta, che è la piaga che affligge il mio lavoro. Altro che Etna, siccità e traffico, Johnny. Altro che mafia.
Comunque poteva capitarmi di peggio. La tipografia mi ricorda i miei diciotto anni, quel luglio passato a racimolare quattro soldi per pagarmi la patente.
E quello che devo fare non è così difficile: piego la scatola, passo la colla, faccio aderire le estremità, metto da parte. Moltiplicato per mille (per circa otto ore). In piedi. Al freddo (è saltato pure il riscaldamento). Col rumore delle macchine nelle orecchie e con il sapore del piombo in bocca. Poi (per altre otto ore), cambio operazione: apro l'agenda, incollo l'etichetta, infilo la rubrica, piego la scatola, infilo l'agenda nella scatola (moltiplicato per millecinquecento). Dopo un po' mi accorgo che le mani vanno da sole; la mia mente è partita verso terre lontane, al caldo, in mezzo al mare. Amen.

venerdì 11 gennaio 2008

Quando le cose cominciano a marcire.


Quando apri il frigo, e senti un odore indefinito, di cose andate a male, e guardi e scruti, e ti sembra che sia tutto a posto, e richiudi il frigo e il giorno dopo o forse due giorni dopo lo riapri e senti lo stesso odore di avariato che è quasi diventato rancido, ma ancora non riesci a capire cosa sia a puzzare, è arrivata l'ora di guardare la data di scadenza dei pochi superstiti ingredienti dei tuoi pasti improvvisati, delle mostarde o dei barattolini di creme e tapenades, annusare il litro di latte che è aperto da almeno una settimana, provare a girare la melanzana che hai comprato per Natale e vedere se per caso ha la muffa sul culo, aprire i tupperware che hai riempito di avanzi di non si sa quando per non si sa quando, smettere di mangiare fuori e ricordare quand'è stata l'ultima volta che hai fatto la spesa. Poi ti siedi, e rispondi a una mail. E aggiungi "liberare frigo" e "fare spesa" all'elenco di cose da fare.

mercoledì 9 gennaio 2008

Quarantaquattro. Le chiavi per uscire.

Ho sempre pensato che per uscire ci volesse una chiave, e che fosse mio compito non perderla o scegliere quella giusta in un mazzo confuso. Ma ho sempre perso mazzi di chiavi e ci metto diversi minuti a trovare quella giusta. Oggi ho passato l'intera giornata insieme all'ampullaria Alicina a cercare la chiave per uscire dall'acquario, per tuffarci nel mondo, inseguire i nostri amici che hanno deciso di volare lontano, dall'altra parte del globo, ma solo quando le luci si sono spente ho scoperto che non esiste chiave che possa aprire le acque: a volte può bastare un pezzo di legno. Ora siamo lì, io e Alicina, in punta di legno, incerte se saltare oppure no.

domenica 6 gennaio 2008

Los Reyes.


Ya vienen los Reyes Magos
Por los arenales
Ya le traen al Niño
Mantilla y pañales
Oro trae Melchor,
Incienso trae Gaspar,
Oro, incienso y mirra
El rey Baltasar.

In Spagna il 6 gennaio è "el dia de los Reyes Magos", "il giorno dei Re Magi": quello che i bambini aspettano tutto l'anno. La Spagna è infatti uno dei pochi Paesi dove ancora i regali si portano per la ricorrenza dell'Epifania.
Melchor, Gaspar y Baltasar arrivano il pomeriggio del 5 gennaio con un grande corteo, la
Cabalgata de los Reyes Magos, che sfila per le vie principali fino a tarda sera: carrozze, cammelli, elefanti, cavalli, carri colmi di doni, giocattoli, caramelle e dolci sogni e un seguito di scudieri e damigelle pronti ad aiutarli, dopo la sfilata per le vie della città, a depositare i doni davanti alle scarpe che ogni bambino ha lasciato nella stanza dove si è allestito il presepe oppure nel salotto.
Per fortuna la piccola Ari quando domani tornerà all'asilo e le chiederanno:
"¿Qué te han traido los Reyes Magos?, avrà qualcosa da rispondere: "delle ciabattone e lo zaino della Pimpa. Non so chi è ma mi sta simpatica".

venerdì 4 gennaio 2008

Quarantatre. Cambiamenti climatici.

Poi è venuta la pioggia, diluvio universale che ha lavato via la neve, ma non solo la neve, tutto quanto, e come a Macondo è continuata per giorni finché non ci siamo ritrovati a sguazzare in un gigante acquario, insieme ai pesci, quelli buoni e quelli cattivi. E ci siamo dovuti abituare a questa nuova vita, ci siamo fatti crescere le branchie, la pelle si è ricoperta di squame e in breve abbiamo dimenticato parole come "camminare", "automobile", "volare", "terra". Solo che io non ero un pesce: ero una ampullaria, cioè una lumachina: lenta e informe. Un po' come nella realtà.

giovedì 3 gennaio 2008

Neige.

"La neve possiede cinque caratteristiche principali.
E' bianca.
Congela la natura e la protegge.
Si trasforma continuamente.
E' sdrucciolevole.
Si muta in acqua."
Maxence Fermine, Neve

mercoledì 2 gennaio 2008

Io non marcio, cammino

Se è vero che la parola italiana "marciapiede" deriva dal francese marchepied allora forse qualcuno ha fatto un errore di traduzione. Primo, perché il verbo marcher più che marciare significa camminare, e allora avremmo dovuto tradurre "camminapiede", o "camminapedone", dal momento che per definizione si tratterebbe della "parte della sede stradale riservata al transito dei pedoni" (e uso volutamente il condizionale perché non è inusuale trovare questo spazio invaso dai vesponi e dai mosconi succhiabenzina) e secondo: ditemi voi se si è mai visto qualcuno marciare su un marciapiede? Marciano i militari, le bande (e di solito lo fanno in mezzo alla carreggiata); i pedoni, sul marciapiede, camminano, o tutt'alpiù passeggiano se hanno tempo da vendere, o corrono, si affrettano, se sono incalzati dagli eventi; i pedoncini (bambini pedoni) saltellano, giocano, e disegnano con i gessetti colorati. Ops! Mi è scappato via il condizionale: "i pedoncini dovrebbero saltellare, giocare e disegnare"... negli ultimi quarant'anni avete per caso visto un bambino giocare sul marciapiede? Un paio d'anni fa Beppe Grillo diceva in un suo post: "Si è detto che la civiltà di una nazione si misura da come sono tenuti i cessi pubblici, se fosse misurata sui marciapiedi l’Italia sarebbe ultima." Io per ora, rivendico il diritto, in quanto essere umano, di poter rinominare le cose con nomi più gradevoli o attinenti alla realtà: "camminapiedi" mi piace, ma per essere ottimista fino in fondo dovrei scegliere "salvapedoni" (e che ne dite di "striscia pedonabile"?). Basta che ci togliamo dalle scatole quel marciare che, passato attraverso il latino tardomedievale marcare e il francese marcher, pare richiami una primitiva idea di "premere, battere, schiacciare" (vedi qui). Un po' come dire: "il luogo dove i pedoni vengono schiacciati".

martedì 1 gennaio 2008

Un tango per iniziare l'anno.

foto di Francesca

L'anno nuovo inizia con un tango: due corpi che si muovono come uno solo, una rotta per i mesi a venire, di abbracci e improvvisazione,
abbandono e passione. La mente assopita riposa, e il corpo inizia a parlare col suo linguaggio di sguardi e di sensi.

venerdì 28 dicembre 2007

Quarantadue. Apprezzo lo sforzo.

Apprezzo lo sforzo di quel qualcuno che da lassù continua a mandarmi surrogati della neve, come semplice dichiarazione di impotenza, come a dire: questo è tutto quello che posso offrirti, tanta tanta nebbia, un massaggio al borotalco, la compagnia di una pecorella, e un po' di farina per tenere insieme i tuoi istinti, lo zucchero a velo di una bellissima vicina distratta, ma la neve proprio no, mi spiace, l'abbiamo finita tutta due anni fa. Apprezzo, e ringrazio, ma non sono una che si accontenta di surrogati.

giovedì 27 dicembre 2007

Quarantuno. Puf.

Con questa benedetta neve che non si decide a scendere, da un po' di mattine mi sveglio immersa in un biancore fitto e dolciastro e mi illudo osservando il tetto delle auto che sia finalmente arrivata ma niente, è solo la soffice ovatta di nebbia, e mi dico, ma allora cosa è Natale a fare, e lo dice una che la nebbia la adora e che pensa anche: meglio che niente. Meglio che niente: ma se voglio godermi quel mondo indefinito di suoni attutiti e persone che non si distinguono, devo uscire presto presto o tardi tardi e invece va sempre a finire che mi ritrovo a metà giornata con un cielo che non sa se essere grigio o di qualche altro colore, la nebbia è sparita chissà dove e spuntano ovunque palazzi e strade grigie e luci al neon e luminarie ansimanti. Meglio stare in casa, allora, schiena appoggiata al calorifero, tisana in grembo, libro in mano (l'elenco è lungo e basta far finta di essere chiusi in un bunker senza possibilità d'uscita, sullo sfondo di qualche apocalittica guerra del futuro, e giocare alla sopravvivenza, anche con i viveri). E mentre sono lì, sento puf!, guardo fuori dalla finestra e di colpo vedo scendere bianchi fiocchi leggeri. Neve, neve! Finalmente! Forse lassù hanno cambiato idea, sicuramente quaggiù non bisogna perdere tempo: in quattro e quattr'otto mi preparo ad uscire (perché la neve è bella quando è fresca). Ma ecco che sulla soglia di casa compare la vicina del piano di sopra. Bianca. Mi chiede scusa, per avermi imbrattato il balcone: le è scappata la mano con lo zucchero a velo del pandoro.

(Dimenticavo. Oggi mi è arrivata una mail spam da una certa Maria Bianca Farina. Non è un segno?)

mercoledì 26 dicembre 2007

Quaranta. La pegura la canta.

Trenta quaranta la pegura la canta
La canta sul pulée
Ciama ciama el pegurèe,
il pegurèe l’è andà a Ruma
ciama ciama la padrùna
la padrùna; la padrùna l’è nela stala
ciama ciama la cavala,
la cavala l’è in giarden,
ciama ciama Giuvanen
Giuvanen l’è tècc
Tiral giò per i urècc,
i urècc ghià malàa
al purterem a l’uspedàa
l’uspedàa l’è saràa sù
al trem denter nel partasù.

lunedì 3 dicembre 2007

Trentanove. La rivoluzione silenziosa.

L'importante è non farsi sentire. Non farsi vedere. Scardinare il sistema dall'interno. Si sa che gli omini del comune non sanno mettere un sanpietrino accanto all'altro, dopo pochi giorni il piccolo uovo di sasso rotola via. Si sa che le piastrelle, di qualsiasi materiale siano, dopo un po' si ondulano tutte, come San Marco a Venezia, per le radici che spingono da sotto, o per i piedi dei passanti che strisciano e calciano lontano i pensieri del vivere quotidiano. O forse perché i bimbi hanno poco spazio per giocare a biglie nei riquadri degli alberi, e le buche non si scavano nel cemento (ma anche gli alberi non dovrebbero stare sui marciapiedi!).
E via: via una mattonella dopo l'altra si fanno piste di biglie, bigliodromi, e saltelli e deviazioni e le gare diventano emozionanti. L'importante è non dare nell'occhio: una mattonella dopo l'altra, lentamente, tutti i giorni, come il galeotto che scava nella cella il suo buco per evadere. L'importante è non farsi notare: lo sanno bene gli uccellini, che la gente di città non guarda in alto. Così, ogni tanto, perché no? ai cittadini un po' di cacca in testa non può far male, pensano. Una protesta innocua, lascia il segno, ma non fa male.

venerdì 30 novembre 2007

Trentotto. Come se non ne avessimo già abbastanza...

In città c'è chi sostiene che è assolutamente necessario fare qualcosa per contrastare l'inquinamento luminoso e "favorire il risparmio energetico". Dicono che i pali della luce del futuro illumineranno q.b., come nelle ricette di cucina, quanto basta, senza dare troppo nell'occhio. E allora perché, mi chiedo pedalando poco prima di cena, perché mi sembra giorno, ora che dovrebbe essere buio fitto, e l'unica luce a illuminare la strada dovrebbe essere quella dei fari delle auto, perché lucette lucine lucicchiole di tutti i colori ci circondano, intorno ai pali, sì, ma anche intorno ai rami degli alberi, agli edifici storici, ai centri commerciali, in mezzo alle vie, giorno e notte, a intermittenza, a geometrie semplici e contorte? Perché il faro del cantiere si è riacceso?

sabato 24 novembre 2007

Le aspettative e la realtà.

L'esattezza delle cose che ti aspetti, la perfetta coincidenza di ciò che hai immaginato con ciò che è, la felicità di vedere che le due cose si sovrappongono esattamente e non c'è più divario tra pensiero e realtà. Stupendo. Non facile. Quasi sempre ti fai un'idea delle cose che poi non è mai quella.
Paola Mastrocola, Una barca nel bosco

mercoledì 21 novembre 2007

I me mine


La prof mi ha inviato un meme. Siccome non riesco in due parole a spiegare che cos'è (e forse ancora non l'ho ben capito) vi invito a leggere qui (cosa che farò anch'io... cioè, l'ho già fatto, ma siccome sono lenta e anche un po' pigra, devo rileggerlo). Per ora mi limito a rispondere alle domande del meme: trattandosi di domande personali, per me il me-me è una cosa che riguarda me, proprio me. I me mine, come diceva George Harrison.

Che cosa ti ha spinto a creare un blog? Il motivo per cui ho creato un blog è una specie di scommessa... con me-me. Ci ho provato una volta e non ci sono riuscita. Dopo qualche mese, mi sono detta: ma se ci riescono tutti, anche i più cretini, a fare un blog, i tredicenni, o quelli che non sanno nemmeno usare un computer, perché non posso riuscirci io, che sul computer ci sto quindici ore al giorno, e mi sono intestardita, e con lentezza ci sono riuscita. Superata questa fase di sperimentazione, la vera sfida è stata quella di creare qualcosa che avesse una sua identità e un messaggio.

Il tuo primo post? Il mio primo post era una specie di post di prova: un inizio di nuovo anno, nuova vita, nuove abitudini e qualche buon proposito.

Il post di cui ti vergogni di più? L'ho cancellato. E non me lo ricordo.

Il post di cui sei più fiero? I post di cui sono più fiera sono tutti quelli del 2005, quelli in cui ho parlato di biciclette (ne parlerò ancora...). Se devo proprio scegliere scelgo il post del cetaceo, per il miscuglio di realtà, leggenda, mito, sogno, irrealtà e immaginazione: il mondo in cui vivo io.

E adesso? Cosa devo fare? Rimandare il meme? Come una specie di catena di Sant'Antonio?

martedì 20 novembre 2007

Trentasette. Ciambelle (e pensieri) volanti.

Tavolo ciambella, inserito originariamente da cippa_trippa82.

Siamo arrivati lì col fiatone, io, Pampaluga e il commissarius Vincent Aquarius, che si era fatto strada nel traffico immobile della tangenziale spiegando una sirenotta un po' deboluccia ma che ha funzionato. E credevamo di trovare una foresta, almeno degli alberi, sennò che razza di foresta è? Se sei onesto, la chiami in un altro modo, prato, campo, pelucchiame. "E' una foresta in potenza" ci ha detto il dirigente della Provincia che si trovava in loco ben prima di noi. L'avevano avvisato della presenza di uno strano animale, e dopo lo scherzo degli ufo, non ci crede più, vuole verificare di persona, ma quando è arrivato ha fatto giusto in tempo a vederlo volare via. "Per un istante ho creduto si trattasse di un elefante - ci ha detto - poi ho capito: non poteva che essere una mongolfiera, un enorme pallone gonfiabile". Una gigante Ciambella, avrei voluto aggiungere, ma gli avrei confuso le idee. Addio Ciambella, che ne sarà ora di Donut? Io, intanto, mi sa che invito il commissarius a colazione.