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sabato 28 settembre 2013

Il sonno dei siciliani


"Il sonno, caro Chevalley, il sonno è ciò che i Siciliani vogliono, ed essi odieranno sempre chi li vorrà svegliare, sia pure per portar loro i più bei regali; e, sia detto fra noi, ho i miei forti dubbi che il nuovo regno abbia molti regali per noi nel bagagliaio. Tutte le manifestazioni siciliane sono manifestazioni oniriche, anche le più violente: la nostra sensualità è desiderio di oblio, le schioppettate e le coltellate nostre, desiderio di morte; desiderio di immobilità voluttuosa, cioè ancora di morte, la nostra pigrizia, i nostri sorbetti di scorsonera o di cannella; il nostro aspetto meditativo è quello del nulla che voglia scrutare gli enigmi del nirvana. Da ciò proviene il prepotere da noi di certe persone, di coloro che sono semi-desti; da ciò il famoso ritardo di un secolo delle manifestazioni artistiche ed intellettuali siciliane: le novità ci attraggono soltanto quando le sentiamo defunte, incapaci di dar luogo a correnti vitali; da ciò l'incredibile fenomeno della formazione attuale, contemporanea a noi, di miti che sarebbero venerabili se fossero antichi sul serio, ma che non sono altro che sinistri tentativi di rituffarsi in un passato che ci attrae appunto perché è morto."
Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo 

lunedì 29 luglio 2013

venerdì 19 aprile 2013

I siciliani non ammazzano di domenica.


I milanesi ammazzano al sabato era il titolo di un libro di racconti di Scerbanenco che aviva liggiuto tanti anni avanti. E ammazzavano il sabato pirchì negli altri giorni erano troppo occupati a travagliare.
I siciliani non ammazzano di domenica era inveci un possibile titolo di un libro che non era mai stato scritto da nisciuno.
Pirchì i siciliani la duminica vanno alla missa matutina con tutta la famiglia, po' vanno a fari visita ai nonni coi quali restano a mangiari, il doppopranzo si vidino la partita alla televisione e la sira, sempre con tutta la famiglia, si vanno a pigliare il gelato. Indove lo trovi il tempo per ammazzare a uno di duminica?
Salvo Montalbano in La pista di sabbia di Andrea Camilleri

mercoledì 18 luglio 2012

In Sicilia (e in tanti altri posti) funziona così



«Novità, stanotte?» fu la prima cosa che spiò al commissario.
«Nessuna. E tu che hai fatto?»
«Sono annato allo spitale di Montelusa. Ci ho perso la matinata sana sana. Nisciuno mi voliva diri nenti».
«Perché?»
«La privacy, dottore. D'altra parte io non avevo nessuna autorizzazione scritta».
«Quindi non hai combinato niente?»
«Chi gliel'ha detto?» fici Fazio tiranno fora dalla sacchetta un foglietto.
«Chi ti ha dato le informazioni?»
«Un cugino dello zio di un mio cugino che ho scoperto che travaglia là».
Le parentele, macari quelle tanto lontane da non essiri cchiù tali in qualisisiasi altra parte d'Italia, in Sicilia erano spisso l'unico sistema per aviri 'nformazioni, accelerare 'na pratica, scopriri indove era annata a finiri 'na pirsona scomparsa, trovare un posto a un figlio disoccupato, pagari meno tasse, aviri gratis i biglietti del cinema e tantissime altre cose che macari non era prudente fari sapiri a chi non era parente.
Andrea Camilleri, La pista di sabbia

martedì 17 luglio 2012

L'inutilità della scorta.


D'altra parte, se quelli avivano pigliato la decisione di sparargli, come avrebbe potuto addifennersi? Con una pistola, che macari s'inceppava al secunno colpo, come era capitato a Galluzzo, contro tri kalashnikov?
Annanno a dormiri in commissariato, come aviva suggerito Fazio? Ma via!
Alla prima nisciuta fora, per annare a mangiari o per vivirisi un cafè, il solito motociclista col casco integrale avrebbi potuto appesantirlo di qualichi chilata di chiummo.
Cataminarsi sempri con la scorta? Ma la scorta, era ampiamente dimostrato, non era mai arrinisciuta a evitare un omicidio.
Semmai, era sirvuta ad aumentare il numero dei morti: non sulo la vittima designata, ma macari dù o tri della scorta.
Ed era inevitabile che fusse accussì. Pirchì chi ti s'accosta per ammazzarti, sa esattamente quello che deve fari, capace che ha fatto decine di prove e simulazioni, mentre quelli della scorta, che sono addestrati a sparari in secunna battuta, vali a diri doppo che sono stati assaltati, per difisa e non per offisa, non conoscono nenti delle 'ntinzioni di chi si sta accostanto. Quanno lo capiscono, qualichi secondo doppo, è troppo tardi: la differenza di pochi secondi tra l'aggressore e la scorta è la carta vincente dell'omicida.
'Nzumma, la testa di chi usa le armi per ammazzare ha una marcia in più di chi usa le armi per difesa.
Comunque era nirbùso, non lo potiva negare.
Andrea Camilleri, La pista di sabbia.

domenica 8 luglio 2012

Vigàta.

Vigàta era suppergiù come si era stampata nella so' mimoria, c'era qualichi costruzione nova sul Piano Lanterna, si trattava di orrendi grattacieli nani di una quinnicina o vintina di piani, mentre erano del tutto scomparse le casuzze a ridosso della collina di marna ammassate l'una sull'altra e l'una allato all'altra a formare un intrico di vicoli pulsanti di vita. Erano perlopiù catoj, vale a dire abitazioni fatte di una sola cammara che di jorno pigliavano aria solamente dalla porta d'ingresso di nicissità tenuta aperta. E accussì, mentra passavi per quei vicoli, potevi assistere a un parto, a una sciarriatina familiare, a un parrino che dava l'Estrema unzione a un moribondo, ai preparativi per un matrimonio o per un funerale. Tutto a vista. E tutto in una babele di voci, di lamenti, di risate, di biastemie, d'insulti. Spiò a un passante come mai fossero sparite le casuzze e quello gli arrispunnì che se le era portate via, a mare, qualichi anno avanti, uno spavintoso alluvione.
S'era scordato, invece, dell'odore del porto. Un misto d'acqua di mare ferma, di alghe marcite, di cordame infraciduto, di catrame cotto al sole, di nafta, di sarde. Ogni elemento che componeva quell'odore, pigliato a sé, forse non costituiva un gradito omaggio all'odorato, ma l'insieme finiva col formare un sciàuro gradevolissimo, misterioso e inconfondibile.
Andrea Camilleri, La prima indagine di Montalbano