Orsetto in arrivo

lunedì 1 luglio 2013

L'ingombro.


Lo scrittore Veronesi dice che la scuola di scrittura serve proprio a questo, a liberarti, mentre scrivi, di tutti quegli ingombri che fan parte della tua storia personale o del tuo temperamento, della tua cultura o del tuo momento presente; quegli ingombri che magari ti sembrano utili dal punto di vista dell'ispirazione creativa letteraria, ma invece, dice lo scrittore Veronesi, t'intrappolano nelle reti del dilettantismo. Insomma, per riprendere l'esempio della cena degli scrittori sulle colline modenesi, gli ingombri sono delle specie di blocchi intestinali. 
Il lavoro principale dello scrittore, dice Sandro Veronesi, deve essere quello di tenere pulito il proprio potenziale, che, dico io, è come dire il proprio intestino. E gli ingombri sono quelli che impediscono allo scrittore di spingersi fino al proprio estremo limite. Sul punto richiamo tutti i temi semantico-idraulico-evacuativi trattati nel paragrafo della tubatura, limitandomi ad aggiungere che la liberazione dall'ingombro, secondo lo scrittore Veronesi, è quello che distingue il professionista dal dilettante.
E qui il discorso prosegue come se lo scrittore Veronesi rispondesse a tante domande immaginarie. Tipo: secondo te (è una domanda immaginaria, perché Veronesi dà già la risposta) lo scrittore che traduce in letteratura il suo personale vento di sofferenze e tribolazioni è dilettante o professionista?
Mah, risponderei con voce incerta, in linea di massima direi che uno così è abbastanza professionista. Sbagliato, è dilettante. Il professionista quando soffre smette di scrivere, il dilettante quando soffre comincia a scrivere. Cioè, il professionista lotta e si oppone al vento delle sofferenze e delle tribolazioni e poi dopo, una volta risolto il conflitto, magari vincendo o perdendo, comincia a scrivere. Il dilettante invece brum!, dice Veronesi, becca al volo questo flusso di merda - che nell'universo veronesiano rappresenta le sofferenze -  e per terapia o consolazione, si mette a scrivere. Riprendendo la metafora di prima, il dilettante scrive trattenendo l'ingombro, che anche da un punto di vista fisiologico non va bene, che son tutti veleni nell'organismo, il professionista evacua l'ingombro e poi scrive.
Altra domanda immaginaria: scrive di più un dilettante o un professionista?
Mah, direi io, non so se anche qui c'è dietro il trabocchetto, ma mi sembra che scriva di più il professionista. Sbagliato, il dilettante. E a scrivere guadagna di più il dilettante o il professionista? E qui mi gioco una palla se è giusta la prima, che vien da dire che un professionista che guadagna meno di un dilettante non dico che è sfigato patocco ma sicuro è messo un po' male a livello professionistico, quindi direi il professionista. No carino, sbagliata anche questa. Guadagna di più il dilettante, che stiam parlando di scrittori, mica di geometri, non puoi applicare le stesse categorie logiche e tariffarie. 
E poi, ultima domanda: fa' conto di vedere due attori, uno che recita a memoria e uno che recita leggendo, qual è dei due l'attore professionista?
Paolo Colagrande, Fìdeg

1 commento:

  1. Anonimo11:22 PM

    Insomma, pare che scriva di più chi ha una vita di merda. Sarà per questo che, tutto sommato, nonostante mi piaccia scrivere lo faccio poco?
    Claudio

    RispondiElimina