
La tenda era stata montata a dieci chilometri di bici lontano da casa, in una zona di periferia trafficata soltanto da camion. Ci ho messo un po' ad individuarla, perché aveva lo stesso colorino grigio dei capannoni che le stavano intorno. Un grigio slavato di pioggia, maculato di perdite d'acqua. Dentro faceva freddo. L'elefante era uno solo, e molto triste. Non c'erano clown, né tigri, né trapezisti e tantomeno scimmie. "Questo è il circo degli elefanti" ha precisato la maschera all'ingresso. "E dove sono?" le ho chiesto. "Quello è Donut; la sua compagna, a dir la verità, sono giorni che non la troviamo. E' scappata". E poi mi ha fatto giurare di non essere una giornalista, e di non dirlo a nessuno, che sennò erano casini, e con l'asl, e le autorità. Donut sapeva fare solo una cosa: stare in equilibrio su una zampa sola. L'ho applaudito. Gli veniva proprio bene.