venerdì 31 agosto 2007
domenica 19 agosto 2007
mercoledì 15 agosto 2007
Specchio del Bar Sur

BARRIO DE TANGO QUARTIERE DI TANGO, inserito originariamente da Vision: Bs. As. - Roma.
Potrei passare tutta notte
tutta notte ad osservare
questo specchio del Bar Sur
questo specchio rovinato
che è lo specchio del passato
La tua immagine lontana
questo specchio maledetto
porta dentro i miei pensieri
e rifletto come lui
sul passato, l'oggi e l'ieri
Sembrano ancora tutti veri
pezzi di piano, un bandoneon
sedie e tavolini
a media luz le luci
bottiglie tristi e sole
piume colorate
una lampada di carta
e vecchie foto di Gardel.
domenica 12 agosto 2007
L'uomo sulla luna.

Dopo la punta del bastone di legno, entrò il maestro, vecchio e cieco, sorretto da due discepoli. Gli si fecero subito tutti intorno, lo aiutarono a sedersi e Paolo, il più anziano, chiese: «dicci, maestro, cosa pensi dei sogni».
«Racconterò tre sogni.» disse il vecchio con un filo di voce «Del primo dirò che era un sogno modesto, coltivato da un contadino del Lussemburgo: poter vivere e coltivare la propria terra. Purtroppo era stato condannato all’esilio e il suo sogno non si realizzò mai. Divenne un sospiratore e molti anni dopo sulla sua tomba scrissero: voleva coltivare la terra, coltivò soltanto speranze e illusioni. Del secondo sogno altro non si può dire se non che era un sogno ambizioso, nel quale amava rifugiarsi un modesto impiegato di Trieste: sognava di diventare uno scrittore, e di essere ricordato da generazioni di lettori. A furia di sognare, l’impiegato divenne uno scrittore, ma non se ne accorse: si distrasse e morì. Sulla sua tomba scrissero: in vita un sognatore, in morte uno scrittore. Del terzo sogno non c’è da meravigliarsi, è un sogno che fanno tutti i bambini: sognano di diventare grandi. Soltanto il tempo può realizzare questo sogno, il caso distruggerlo acerbo. Non si ricorderà il vecchio di aver sognato e di essere stato esaudito, e sulla sua tomba non scriverà nulla».
Detto questo, tacque come assopito. I discepoli non osavano profanare il silenzio e stettero una buona mezz’ora senza dire nulla.
«Ho fatto un sogno stanotte» riprese il maestro all’improvviso. «Ho sognato di salire sulla Luna.». I discepoli sorrisero all'idea.
«E cosa hai mai visto, sulla luna, maestro?» chiese Ernesto.
«All'inizio ero felice: c'era una gran pace, e silenzio: il silenzio dell'universo. Ma è durato poco».
«E perché mai, maestro?».
«Perché quando mi sono guardato intorno ho visto un paesaggio desolante, grigio, polveroso. Sono qui, dunque, mi sono chiesto, i desideri e i sogni, le speranze, i sospiri e le illusioni dell’intera umanità? E me ne sono andato.».
«Quindi maestro» chiese ancora Paolo «a che serve continuare a sognare?».
«Serve a vivere. I sogni hanno il potere di mantenere in vita chi li fa e l'uomo non ha il diritto di calpestarli. Continuate a tenere i piedi saldi a terra e gli occhi ben piantati nel cielo».
Allungò la mano tremolante davanti a sé, e i discepoli capirono che aveva sete. Bevve un po' d'acqua, e poi aggiunse: «Me ne sono andato dalla luna, perché volevo continuare a guardarla. O almeno a sognarla.».
venerdì 10 agosto 2007
Silenzi/8
Oye, hijo mio, el silencio.
Es un silencio ondulado,
un silencio,
donde resbalan valles y ecos
y que inclina las frentes
hacia el suelo.
Il silenzio
Ascolta, figlio, il silenzio.
E' un silenzio ondulato,
un silenzio,
dove scivolano valli ed echi
e che piega le fronti
al suolo.
(Federico Garcia Lorca, Poema del cante jondo)
giovedì 9 agosto 2007
Ventisette. E uscimmo fuori a riveder le stelle...
lunedì 6 agosto 2007
Figli del vento

giovedì 2 agosto 2007
Le piccole cose

Quello che mi manca sono le sei rampe di scale da fare col fiatone, mi manca il pavimento di marmo e mi mancano le piastrelle sconnesse della cucina, mi manca la tua figura barcollante che chiede "chi è?"
mi manca il tuo sorriso stanco e quella frase, ripetuta milioni di volte, non ci vedo più, chissà poi cosa vedevi davvero con quei tuoi occhi di biglia.
Mi mancano i tuoi ricordi di ragazza e la poltrona nella quale il tuo corpo sprofondava, mi mancano le foto vecchie nelle cornici di ferro battuto, mi manca la tua mano nodosa e i tuoi capelli spettinati.
Mi manca quella telefonata di un anno fa e già sapevo che l'avrei rimpianta.
Mi manca persino il ruomore dell'ossigeno di fianco al letto dell'ospedale.
Buon compleanno nonna, dovunque tu sia. Io ti immagino nel paradiso delle nonne a cucinare una crostata per il tuo compleanno.
mi manca il tuo sorriso stanco e quella frase, ripetuta milioni di volte, non ci vedo più, chissà poi cosa vedevi davvero con quei tuoi occhi di biglia.
Mi mancano i tuoi ricordi di ragazza e la poltrona nella quale il tuo corpo sprofondava, mi mancano le foto vecchie nelle cornici di ferro battuto, mi manca la tua mano nodosa e i tuoi capelli spettinati.
Mi manca quella telefonata di un anno fa e già sapevo che l'avrei rimpianta.
Mi manca persino il ruomore dell'ossigeno di fianco al letto dell'ospedale.
Buon compleanno nonna, dovunque tu sia. Io ti immagino nel paradiso delle nonne a cucinare una crostata per il tuo compleanno.
mercoledì 1 agosto 2007
Ventisei. Eclissi.

Non vogliono proprio farci osservare il buio, farci immergere nella cecità notturna.
Sono passati 5 mesi e quel faro è ancora lì. Solo che adesso è estate, fa caldo e le tapparelle sono sempre su.
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